L’Eroica 2026 | La strada per Gaiole – Capitolo VI: Il futuro ha radici antiche
Il countdown è iniziato: il 3 e 4 ottobre Gaiole in Chianti si prepara ad ospitare la XXIX edizione de L’Eroica. Migliaia di appassionati da ogni angolo del pianeta torneranno a pedalare sulle iconiche strade bianche del Chianti, uniti da una visione del ciclismo epica e autentica. Tutto ha inizio nel 1993, quando Giancarlo Brocci intuì il potenziale di questo territorio immaginando il "Parco Ciclistico del Chianti". Da quell'intuizione nacque, quattro anni più tardi, la primissima Eroica. Oggi la manifestazione è un fenomeno globale, ma l'anima dell'evento non è mai cambiata: tra maglie di lana, bici d'epoca e polvere, batte ancora il cuore di un sogno collettivo.
Oggi, mentre il ciclismo si affida sempre più alla tecnologia e alla misurazione della prestazione, Brocci torna a interrogarsi sul senso di quel gesto semplice. E sulla possibilità che la vera modernità sia proprio recuperare la bellezza della fatica.

Giancarlo, torniamo al 1993. In un articolo su MeseSport immaginavi un Parco Ciclistico del Chianti. Che cosa c’era alla base di quell’idea?
“C’era innanzitutto la consapevolezza delle caratteristiche particolari di questo territorio: i borghi, le strade secondarie, il traffico limitato, i paesaggi. Il Chianti aveva tutte le condizioni per essere vissuto in bicicletta. L’idea era individuare uno spazio nel quale la bicicletta fosse considerata un mezzo gradito, protetto e favorito, nel quale il ciclista potesse trovare servizi e occasioni per conoscere il territorio”.
In quell’articolo scrivevi anche che il ciclismo rischiava di essere spinto ai margini dalla motorizzazione e dal traffico. È cambiato qualcosa?
“È cambiato molto ma si è anche allargata la distanza fra un certo modo di concepire l’agonismo e il piacere di andare in bicicletta lentamente, per turismo, benessere e stile di vita. Si tende a misurare tutto: watt, calorie, tempi, prestazioni. Anche chi non lotta per una classifica finisce spesso per misurarsi con parametri da professionista”.
E gli Eroici, in questo scenario, che cosa rappresentano?
“Per alcuni sono fuori dal tempo, quasi un’anomalia. Eppure proprio una manifestazione come L’Eroica continua a richiamare persone che scelgono biciclette d’epoca, strade bianche e un modo diverso di stare in bicicletta. Non si tratta di rifiutare il presente, ma di ricordare che esiste anche un altro modo di vivere il ciclismo”.
Nel tuo scritto più recente torni su questa distanza fra prestazione e piacere. Che cosa ti colpisce del ciclismo di oggi?
“Mi colpisce quanto si sia ridotto, in certi ambienti, lo spazio per il saluto, per una chiacchiera, per il piacere di pedalare insieme. Un tempo, nelle granfondo, per molti il riferimento era il proprio risultato dell’anno precedente o il confronto con gli amici. L’importante era arrivare, possibilmente sani, e godersi i ristori. Oggi la preparazione è diventata sempre più specialistica e anche chi arriva lontano dai primi tende a misurarsi con parametri tecnici”.

L’Eroica è nata guardando al ciclismo del passato. Ma tu sostieni che la sua idea sia attuale. Perché?
“Perché la vera modernità, tanto più in un tempo in cui il grande ciclismo sembra saldamente nelle mani della tecnica e della scienza, può essere recuperare il gesto in purezza di un mezzo semplice. La bicicletta, la strada, la fatica. Se si perde la bellezza della fatica, si perde anche il gusto dell’impresa e si finisce per fare un altro sport”.
Quindi L’Eroica non è nostalgia?
“La memoria è una parte importante, ma non basta guardare indietro. L’Eroica continua a parlare al presente perché propone un’esperienza che oggi molte persone sentono il bisogno di ritrovare: pedalare senza fretta, condividere la strada, misurarsi con la fatica e con il paesaggio. È un’idea nata in un luogo preciso, Gaiole in Chianti, e che da qui ha saputo arrivare lontano.
La strada verso Gaiole – Il film che diventò una storia personale
Nel 2018 Frank Meißner arrivò in Toscana per realizzare un film sulla leggendaria Eroica, per la televisione bavarese. Voleva raccontare una corsa fuori dal comune. Non immaginava che, da quel momento, sarebbe diventato lui stesso parte della sua storia. «A volte un amore celeste comincia con un film e finisce ogni anno su cento chilometri infernali di strade bianche».
Da allora, ogni anno, torna quel particolare fremito: le vecchie biciclette d’acciaio, la polvere delle strade bianche, i vigneti del Chianti. E accanto a lui il suo migliore amico, Bernd Aßböck, lo “Sturmvogel” di Monaco.
A L’Eroica, scrive Meißner, non si tratta di secondi, piazzamenti o trofei. Si tratta di amicizia, dello spirito del ciclismo di un tempo e del piacere di arrivare insieme.

Il suo corpo, però, ha interpretato quello spirito a modo suo. Prima si è fermata la mano sinistra: un’operazione per il tunnel carpale. L’anno dopo il polso era così consumato da dover essere bloccato. Ma L’Eroica lo aspettava, e lui è tornato.
Poi sono arrivate le ginocchia. Al chilometro 95 era allo stremo, ogni pedalata una sofferenza. Per la prima volta ha pensato seriamente di ritirarsi.
Ed è stato allora che sono arrivati gli altri ciclisti. Persone che non conosceva gli hanno offerto acqua e cibo, gli hanno dato una pacca sulla spalla, lo hanno incoraggiato: «Forza!». La sua battaglia è diventata una pedalata condivisa. È risalito in sella. Gli ultimi cinque chilometri sono stati i più duri, e forse i più importanti della sua vita.
L’anno successivo si è addormentata la mano destra: di nuovo tunnel carpale, di nuovo un’operazione. Nel 2024 sono arrivate due nuove ginocchia, protesi complete. «Ormai io e la mia bicicletta siamo fatti in gran parte di pezzi di ricambio».
Eppure l’appuntamento sul calendario è rimasto, puntuale come il Natale o il compleanno. Perché L’Eroica è diventata molto più di una corsa: una promessa all’amicizia, alla passione e a sé stesso, quella di non arrendersi tanto facilmente.
Anche quest’anno Frank sarà alla partenza, accanto a Bernd. Davanti a loro cento chilometri di Toscana, strade bianche, salite ripide e, probabilmente, qualche nuova sorpresa del suo corpo.
Che cosa si romperà questa volta? «Mi lascio sorprendere».
Su una cosa, però, non ha dubbi: «Arrendersi? Mai. Una volta Eroica, per sempre Eroica!»

L’Eroica e le sue parole – Lentezza
La strada verso Gaiole passa anche dalle parole.
Dopo “Fatica”, il podcast “L’Eroica e le sue parole” torna con “Lentezza”: una parola che invita a guardare la bicicletta da un’altra prospettiva e a riconoscere il valore di ciò che accade quando si smette di correre.
La lentezza non è soltanto un’andatura. È il tempo che serve per guardarsi intorno, incontrare qualcuno, ascoltare una storia. È la possibilità di vivere la strada senza ridurla a una distanza da coprire.
Ascolta “Lentezza” su Spotify
https://open.spotify.com/episode/1ro6gEHw14ORp0ZZEOYMJC
Ascolta “Lentezza” su Spreaker
https://www.spreaker.com/episode/l-eroica-e-le-sue-parole-episodio-7-lentezza–75018904
Da tutto il mondo, per ritrovarsi a Gaiole
I circa 9.000 iscritti all’edizione 2026 arrivano da Paesi diversi, con l’Italia a rappresentare oltre la metà dei partecipanti. Seguono, fra gli altri, Germania, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti, Austria e Francia. Una comunità internazionale che si ritrova sulle strade bianche del Chianti, unita dalla stessa scelta: pedalare su una bicicletta eroica, indossare una maglia di lana e condividere un’esperienza che va oltre la prestazione.
La geografia delle iscrizioni racconta una presenza che arriva da ogni parte del mondo. Ci sono ciclisti dall’Europa, dalle Americhe, dall’Asia e dall’Oceania. E ci sono Paesi rappresentati da pochi partecipanti, ma presenti comunque in questa grande festa della bicicletta.
Il compleanno più bello, sulle strade bianche
Per 34 ciclisti, L’Eroica 2026 avrà un significato ancora più personale. Festeggeranno il compleanno proprio il 3 o il 4 ottobre, nei giorni dell’evento. Un compleanno diverso dal solito: in sella a una bicicletta eroica, con una maglia di lana, fra le strade bianche e i paesaggi del Chianti. Un modo speciale per celebrare il proprio giorno, insieme a migliaia di persone che condividono la stessa passione.
Forse è anche da qui che si capisce perché L’Eroica venga considerata da tanti la pedalata più bella del mondo. Non soltanto per le strade e i paesaggi, ma per quello che accade lungo il percorso, fra chi parte, chi si ferma, chi aiuta e chi arriva. E per il sogno che ciascuno porta con sé quando sceglie di venire a Gaiole: vivere qualcosa che non si misura soltanto in chilometri, ma in emozioni, incontri e ricordi destinati a restare.
È questo il sogno che ogni anno riporta migliaia di persone a Gaiole in Chianti, provincia di Siena, in uno dei territori più belli della Toscana. Ognuno arriva con la propria storia, le proprie attese, il proprio desiderio di pedalare. E quando la strada si conclude, qualcosa continua: nei racconti che ci si porta a casa, nelle amicizie nate lungo il percorso, nella voglia di tornare.
Perché L’Eroica non finisce al traguardo ma continua a vivere dentro chi l’ha pedalata. Fino al giorno in cui la strada verso Gaiole ricomincia.
